Il sale? Meglio poco…ma iodato!

Ogni grammo di sale contiene 0.4 di sodio: è a quest’ultimo che dobbiamo le principali caratteristiche biologiche e di sapidità del comune sale di cucina. In condizioni normali il nostro organismo tende a eliminare giornalmente in media da 0,1 a 0,6 g di sodio. Nonostante questa sia la quantità che dovremmo reintegrare, ogni giorno l’adulto italiano ingerisce in media circa 10 g di sale (cioè 4 g di sodio): quasi dieci volte rispetto al necessario!

Gli alimenti presentano in sé una quantità di sodio sufficiente a ricoprire il fabbisogno, di conseguenza l’aggiunta ulteriore di sale non è necessaria.

Le fonti di sodio all’ interno della nostra alimentazione sono varie: acqua, frutta, verdura, il comune sale da cucina ma anche i prodotti trasformati. Tra quest’ultimi ci sono anche i derivati dei cereali come il pane, i prodotti da forno ( crackers, grissini, taralli, merendine e snack confezionati) che vengono consumati quotidianamente ed in maggiore quantità rispetto ad altri prodotti, come per esempio patatine, insaccati, formaggi, che contengono il quantitativo maggiore di sodio.

Non bisogna inoltre sottovalutare l’apporto di sodio che deriva dalle salse che spesso utilizziamo come condimenti dei nostri piatti: il tanto amato ketchup, il dado per brodo (anche quello granulato) e la salsa di soia, la cui presenza ultimamente sta diventando un must sulle nostre tavole.

Un’eccessiva quantità di sodio all’interno della nostra alimentazione può portare a sviluppare patologie aumentando il rischio di ipertensione, malattie al cuore e ai reni.

Pertanto, è consigliabile cercare di ridurne il consumo, arrivando a 5 g al giorno, corrispondente ad una assunzione di circa 2,4 g di sodio: questa quantità rappresenta un buon compresso tra sapidità e salute, andando a ridurre il rischio di sviluppare complicanze.

Come fare, quindi, a ridurre il sodio nella nostra dieta? Non spaventatevi: ridurre il sodio non significa perdere sapore e dover mangiare in maniera “piatta”.

La riduzione, innanzitutto, deve avvenire in maniera graduale in modo da ri-abituare (o in alcuni casi abituare per la prima volta) il nostro palato a sapori meno salati, recuperando così il sapore autentico del cibo. Nel giro di poche settimane sentirete la differenza: i cibi mangiati in precedenza vi sembreranno troppo salati e tenderete in maniera naturale ad apprezzare questo cambiamento.

Togliamo la saliera dalle nostre tavole, non è indispensabile!

Le spezie e le erbe aromatiche sono un valido aiuto che ci viene incontro: possono andare a sostituire il sale o ridurne l’utilizzo esaltando le proprietà organolettiche dei cibi. Via libera quindi a basilico, prezzemolo, curry, timo, pepe, salvia, menta, maggiorana e così via! Oltre le spezie anche il succo di limone e l’aceto possono agevolarci diventando esaltatori di sapidità… usufruiamone!

Un consiglio prezioso che vi posso dare è quello di abituarvi a leggere le etichette dei prodotti: l’etichetta è la vera “carta d’identità” di un prodotto e ci fornisce informazioni utili, anche e soprattutto nel caso del sale perché ci permette di scegliere quei prodotti che sono caratterizzati da suo un minore apporto.

Ma Quale sale utilizzare?

  1. Sia l’Organizzazione Mondiale per la Sanità che il Ministero della Salute italiano consigliano l’utilizzo a tutta la popolazione del sale iodato: sale al quale è stato aggiunto iodio. Non si tratta di un prodotto dietetico o integrale ma un alimento molto importante al fine di prevenire carenze di iodio e ipotiroidismo

Perché è importante che il sale sia iodato?

Il problema di base è che, nel nostro Paese e in tutto il mondo , assumiamo con l’alimentazione una quantità di Iodio inferiore rispetto a quella necessaria. Lo Iodio è un nutriente “essenziale” indispensabile per il corretto funzionamento della tiroide che lo capta e lo utilizza per sintetizzare i propri ormoni (T3 e T4). Una sua carenza protratta nel tempo può portare allo sviluppo di diversi disturbi ( aumento della dimensione della ghiandola e relativo sviluppo del gozzo; ipotiroidismo; effetti dannosi sull’accrescimento e sullo sviluppo cerebrale;…). Le fonti alimentari di Iodio sono poche ( animali di origine marina, molluschi, alghe) ed inoltre esistono anche sostanze gozzigene ( contenute soprattutto nella verdura e nei legumi) che ne inibiscono l’assorbimento.

Proprio per il limitato apporto che ne deriva dall’alimentazione in Italia, dal 1977, è stato deciso di arricchire il comune sale da cucina con ioduro. Risultato? Il sale iodato, che non è un prodotto dietetico e che si differenzia sia dal sale a ridotto contenuto di sodio sia da quello marino ( che contiene quantità insufficienti di Iodio). Questo sale iodato è in grado di apportare per ogni grammo 30 mcg di Iodio. Di conseguenza assumendo una dose massima di 5 g di sale al giorno ( come suggerito dall’OMS) raggiungiamo la dose di Iodio giornaliera consigliata ( per gli adulti) di 150 mcg.  Questa quota sale leggermente ( a 200 mcg nella donna in gravidanza e in allattamento).

  1. Un altro sale disponibile in commercio è il cosiddetto sale dietetico, il quale contiene meno sodio, in quanto parte del cloruro di sodio è sostituito da cloruro di potassio. Il suo utilizzo dovrebbe avvenire solo con un consiglio medico in caso di ipertensione.

  2. Gomasio: viene prodotto grazie all’aggiunta di sale ai semi di sesamo tostati o alle alghe. Viene utilizzato soprattutto nella cucina asiatica per insaporire riso bollito e salse.

  3. Sale rosa dell’himalaya: gli sono state attribuite molte proprietà benefiche, tra cui la regolazione della pressione sanguigna, depurazione dalle tossine, cura di malattie. Ma quante di queste sono veritiere? Prima di tutto la sua composizione: è composto dal 70 al 98 % da cloruro di sodio e in minima parte da altri Sali minerali. Il suo colore è rosa per il contenuto in ferro, che però è scarsamente biodisponibile e di conseguenza poco assimilabile dal nostro organismo. In 1 kg di sale rosa sono presenti 0.24 mg di ferro: supponendo di assumerne la quantità raccomandata, ovvero 5 g, assumeremmo tra 0.001 mg e 0.25 mg di ferro: quantità irrisoria rispetto al fabbisogno di ferro giornaliero ( 10 mg per gli uomini e 18 per le donne). Inoltre la mancanza di iodio nella sua composizione può portare a un apporto insufficiente e carente, con conseguente rischio per la salute.

È importante sottolineare che In dosi eccessive fa male quanto il sale da cucina, e la presenza di Sali minerali in più è minima. Consumare questo tipo di sale non limiterà la ritenzione idrica, lo sviluppo di ipertensione e patologie renali… ed infine il suo prezzo non giustifica le sue acclamate proprietà!

  1. Sale Rosso delle Hawaii, sale Grigio di Bretagna, e tutti gli altri sali colorati di cui sentite parlare: all’apparenza tante proprietà benefiche ( c’è quello che previene l’anemia, quello con proprietà digestive e disintossicanti..) ma nessuno studio scientifico che le confermi. 

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